Antonino Calcagnadoro

Nacque a Rieti il 12 febbraio 1876 da Cesare e Maria Colantoni. Iniziò a dipingere ragazzino come allievo e aiutante del padre Cesare, decoratore, senza interrompere mai più la sua attività fino all’età del suo trapasso, a 59 anni. Nell’arco della sua esistenza conobbe le lotte operaie, assistendo alle prime sommosse dei.braccianti e dimostrando subito attenzione e sensibilità verso le questioni sociali.

Questa forma di empatia la scorgiamo già ne I disoccupati che gli valse, nell’esposizione del 1904 a Firenze, una medaglia (d’oro o d’argento, non è ben chiaro). Visse anche il tempo delle massicce emigrazioni degli italiani che gli ispirarono appunto Gli emigranti.

Non va dimenticato che ebbe come maestri Domenico Bruschi e Filippo Prosperi nel periodo degli studi romani presso l’Istituto di Belle Arti di Roma (1894-1898 ca.) dove in seguito sarà stimato docente. Tuttavia Calcagnadoro riterrà come suo solo maestro Francesco Bergamini, presso il quale studiò a Roma dopo il periodo dell’Istituto di via di Ripetta.

La sua copiosa produzione comprende dipinti di figura con soggetto sociale, storico, religioso, nonché paesaggi e scene di.genere, decorazioni di ministeri, di palazzi, ville, teatri e ospedali, sipari escenografie, disegni per francobolli, sculture, vetrate decorate e maioliche dipinte.

Vita intensa la sua: partecipa a concorsi, mostre e personali, dal 1897 alla fine dei.suoi giorni, in Italia e all’estero dove si trovano alcune sue opere, come, per esempio, Quiete o Fratini di Chianciano, custodita presso il Musée des.Beaux-Arts di Lausanne, con il titolo Paysage.

Fu un lavoratore instancabile; padroneggiò tutte le tecniche con grande cultura decorativa che si nutriva delle esperienze artistiche della fine dell’Ottocento e dei primi del Novecento, elaborate peraltro con fantasia e originalità.
Si veda ad esempio Ultime ore di Gaetano Donizetti, una romantica rappresentazione storica dal suggestivo taglio fotografico.

Fu particolarmente sensibile verso la pittura pompeiana, la scuola di Raffaello (Perin del Vaga, Polidoro da Caravaggio, Giovanni da Udine), come si può vedere, sempre a mo’ di esempio, nell’ingresso di Casa Campanelli e in alcuni ambienti della Villa del baritono Mattia Battistini a Colle Baccaro. Subì anche il grande fascino della pittura veneta, specie del Tiepolo.

Rappresentativi di.questo suo interesse.sono l’Istituto Materno Regina Elena a Roma ed alcuni ambienti decorati del Palazzo Coen nella stessa città.
Continua la tradizione italiana indulgendo così al suo amore per la pittura del passato che ovviamente.lo escludeva dalle “Avanguardie”, pur restando egli aperto alle suggestioni della cultura transalpina appresa, probabilmente, attraverso le numerose riviste che circolavano in Italia.

Basti pensare alle Figurazioni del Foyer nel Teatro Flavio Vespasiano di Rieti, con le donne “neobizantine” e i disegni geometrici a scacchiera di ispirazione kolomoserana (Roberto Messina Collaborò efficacemente anche con gli architetti Bazzani, Magni, Milani e altri ancora, sia per la riconosciuta arte di decoratore, sia perché si poneva il problema, abbastanza sentito in quegli anni, del rapporto fra decorazione e architettura.

Frutto di questa preziosa collaborazione sono, solo per citare alcuni esempi, l’allora Ministero della Educazione Nazionale e Ministero della Regia Marina a Roma, la Villa Milani (detta anche La Casa de lu Svizzeru) a Spoleto.

La sua opera di decoratore é entrata pr oltre un trentennio nei palazzi, nelle ville, nelle case, nelle chiese, nei teatri e persino nelle barberie delle città e.province.di.Rieti, Roma e Terni, lasciando ovunque i segni della propria fantasia conferendo così, specialmente.al territorio di Rieti, un volto e una identità.

Agli inizi della sua attività – fine 1800 – Calcagnadoro, reduce dagli studi accademici, assume a riferimento il repertorio classico e i modelli cinque-settecenteschi, quindi con rapidità d’esecuzione ed inventiva dà a Rieti il via alla sua opera di decoratore in numerosi immobili pubblici e privati, tra cui Casa Matricardi, Casa S.Rufo, la Cappella del Crocefisso nel Duomo, l’ex Tribunale ora Palazzo Sanizi, ecc. Più tardi, intorno al 1916 è impegnato nell’ideazione pittorica dell’intera Cappella di S. Paolo (esempio che ripeterà – con varianti significative – nel 1930 nell’Istituto materno Regina Elena di Roma).

Intanto le correnti pittoriche secessioniste avevano dischiuso al Pittore altri orizzonti: la sua formazione si arricchisce della nuova poetica, la grazia liberty nel tratteggio delle forme floreali che molto spesso convive tanto con elementi classicisti quanto veristi. Con queste nuove esperienze l’artista continua a decorare altre case reatine ed il teatrino di Santa Caterina.

Ma le opere di maggior interesse restano a Rieti le Figurazioni del Foyer del teatro Flavio Vespasiano e le Tempere della Sala Consiliare nel Palazzo. Comunale di.gusto liberty, dove, specialmente nell’Agricoltura, viene spontaneo il confronto tra pittura e musica.

Particolare menzione merita il museo nel Palazzo Comunale di Rieti, dove sono esposte parte delle 108 opere della straordinaria collezione di quadri di notevole interesse artistico, che il pittore, con generosità commovente, ha voluto donare alla sua città.

Degne di significativo interesse, solo per citare alcune di queste opere, sono Papà non torna, Gli Emigranti e La Morte del Pastore, opere in cui l’autore raggiunge le vette più alte della sua artisticità utilizzando al meglio le correnti.figurative di fine Ottocento e il contenuto sociale da lui fortemente sentito.

A cura di Elvira Lapenna
Foto: Archivio di Stato di Rieti

2022-08-24T14:43:17+00:0029 Marzo 2021|

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