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Lodovico Spada Veralli Potenziani

L’8 agosto 1971, all’età di 91 anni, nella sua residenza romana di Palazzo Fiano in Lucina, moriva il Principe Lodovico Spada Veralli Potenziani.

Figlio del senatore Giovanni e della principessa Maria Spada Veralli, si rese protagonista dello sviluppo del territorio di Rieti. Organico al fascismo, fu Governatore di Roma dal dicembre 1926 al settembre 1928 e pose mano a una prima modernizzazione dell’Urbe, specialmente al Circo Massimo e al Teatro di Marcello, avviò la strada Roma-Ostia e i lavori del futuro quartiere della Garbatella.

Nel 1927 fu tra coloro che presiedettero alla scrittura del provvedimento con cui il Governo Mussolini erigeva Rieti a nuova provincia, insieme con Terni e Viterbo. Per la sua Rieti (ove nacque nel 1880) favorì l’insediamento della Supertessile e della Montecatini, il rafforzamento dello Zuccherificio, la costruzione dell’Hotel Quattro Stagioni e delle due dighe sul Salto e sul Turano, la fondazione del Consorzio di Bonifica della Piana Reatina ove insistevano molti suoi possedimenti agrari, con particolare riferimento al post alluvione del 1923 per cui si spese moltissimo.

Come pure per il terremoto di Avezzano del 1915 che lo vide in prima linea nel portare importanti aiuti, insieme con Nazareno Strampelli. Affiancato dal Conte Manzolini e dall’ing. Caproni, dotò il Monte Terminillo di una moderna funivia, dopo aver ottenuto dal governo Mussolini il completamento della strada per la “Montagna di Roma”. Mentre nel 1949, da presidente onorario della Società Funivie del Terminillo, dette il via libera alla concessione del terreno del costruendo Tempio di San Francesco.

Di Lodovico Potenziani non si può omettere il suo rapporto con Nazareno Strampelli cui concesse la disponibilità dei terreni di Campomoro e del Basso Cottano per i suoi esperimenti di ibridazione. Fu anche Presidente e fondatore dell’ARS e guidò per lunghi anni la Banca Popolare di Sovvenzione che nel 1969 cedette al suo amico fidato Antonio Rosati Colarieti.

In ambito nazionale fu Presidente dell’Istituto Internazionale dell’Agricoltura (la futura FAO) e Senatore del Regno dal 1929 al 1943. La sua contrarietà all’allenza con la Germania e il probabile voto contrario verso le infami Leggi razziali del 1938 ne alienarono definitivamente il favore con il regime. Deferito all’Alta Corte di Giustizia, l’amnistia del 1948 lo riabilitò pienamente ma ormai la sua fine politica era da tempo decretata.

Uno degli ultimi atti fu, nel novembre 1963, la donazione del complesso del convento e del bosco attiguo ai Frati Minori Cappuccini.

Oggi è sepolto nella nuda terra, insieme alla seconda moglie, la contessa boema Sita Halenke, nello spazio antistante la Cappella di famiglia (dove riposano i genitori e i suoi due figli, Giovanni e Myriam). Nel dicembre 2021, il Consiglio Comunale di Rieti, a maggioranza, lo ha insignito della Cittadinanza Benemerita ad memoriam.

A cura di Fabrizio Tomassoni

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