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Necropoli

La Sapienza Università di Roma e il Museo Civico di Rieti, in collaborazione con la Soprintendenza, hanno iniziato un ciclo di indagini sistematiche e scientifiche portando alla luce un’area caratterizzata da due necropoli comprese cronologicamente tra il X sec. a.C. e il V sec. d.C. Le ricerche archeologiche sono condotte avendo sempre come obiettivo la restituzione delle conoscenze che costituiscono il vero patrimonio comune.

NECROPOLI DI CAMPO REATINO

Le campagne di scavo archeologico presso la necropoli di Campo Reatino hanno messo in luce un’importate necropoli a incinerazione risalente al 1000 a.C., periodo in cui inizia il processo di formazione dell’ethnos sabino, e un’area a destinazione funeraria, con tombe a fossa e copertura di tegole, risalente all’età tardo-romana (III-IV sec. d.C.).

Lo scavo si propone di indagare e comprendere le origini delle genti sabine che fin dall’inizio appaiono culturalmente legate, ma indipendenti dal popolo dei Latini.

Un’ulteriore indagine aveva fatto emergere dei residui carboniosi oltre a reperti ceramici, una situazione che “in primis” poteva sembrare solo un accumulo di materiali trasportati per dilavamento. Sono, invece, emersi reperti dell’età del ferro, tra i quali una punta di lancia intenzionalmente piegata. La punta di lancia sembra essere un reperto molto interessante, essa, infatti, si presenta volontariamente piegata, a forma di spirale. Un ritrovamento eccezionale da ascrivere alla cultura Italica dell’età arcaica, epoca sulla quale le fonti antiche poco dicono e che, a fatica, si sta tentando di ricostruire, grazie appunto alle fonti archeologiche. Il reperto potrebbe essere stato l’oggetto simbolico di un rito d’inumazione praticato nella necropoli? Gli studi attuali collocano il ritrovamento di amuleti magico-religiosi nelle aree sacre, ascrivibili al tipo di civiltà dell’antico bacino mediterraneo dei culti a sfondo magico agrari.

“Il simbolo della spirale, utilizzato nelle antiche tombe o utilizzato come oggetto di culto, simboleggia la morte e il ritorno nel grembo della terra, necessario affinché lo spirito rinasca nella terra dei morti. Il concetto di morte e rinascita significa la continua trasformazione e purificazione dello spirito nel corso della vita. Il ritrovamento della punta di lancia è avvenuto vicino ad una fossetta, ricca di residui carboniosi, vicino l’attuale strada poderale. Si può ipotizzare che anche il vecchio tratturo preistorico lì presente aveva la sua importanza strategica, commerciale e religiosa, in quanto collegava la strada pedemontana con le zone a valle, non paludose, spesso ricoperte di fitti boschi di querce secolari. Il tratturo era dunque ubicato ai margini dell’antico Lago Velino e doveva collegare agli inizi del IX secolo a.C., i numerosi insediamenti sorti nelle radure strappate alle fitte boscaglie circostanti, ovvero tutto il pianoro attualmente area aeroportuale e le zone confinanti fino al fiume Velino. Gli insediamenti dovevano sorgere a poca distanza l’uno dall’altro e costituiti da piccoli gruppi, forse clan, che non superavano le poche centinaia di individui. Ogni villaggio aveva nelle sue immediate vicinanze il proprio sepolcreto. La necropoli di Campo Reatino, è la prova, indiretta, della presenza di un antico villaggio, ancora da scoprire, ma consente di comprendere, almeno in parte, l’organizzazione sociale ed il grado di civiltà raggiunto dagli antichi abitanti”. (Roberto Iacoboni)

NECROPOLI DI CASTEL DI TORA

Dalla prima campagna di scavo e rilievo della necropoli romana di Castel di Tora, archeologi operanti sulla valle del Turano e sulla provincia di Rieti sono intervenuti per contestualizzare i rinvenimenti in un più ampio panorama geografico e culturale.

Nel Comune di Castel di Tora è stato possibile identificare e documentare almeno dodici tombe già parzialmente visibili e scavarne completamente tre. Si tratta di tombe “a cappuccina”, cioè in fossa sormontata da coppie di tegole disposte a spiovente, la cui presenza era già nota a livello locale da almeno cinquant’anni, ma mai indagate scientificamente.

Con le campagne di scavi si intende completare lo studio nell’area attualmente oggetto di indagine, con l’auspicio che, al termine dei lavori, lo spazio rimanga fruibile alla cittadinanza anche grazie all’installazione di pannelli didattici.

Le ricerche sono dirette da La Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Scienze dell’Antichità, su concessione ministeriale rilasciata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio.

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